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I libri scolastici sono sempre più costosi

Qual è il prezzo della istruzione, nel 2026?

Claudia Chiorri ·

(Fotografia di d0rge/Pinterest)

L'educazione è un diritto per tutti.

Tuttavia, sempre più persone si lamentano dell'esagerato aumento del prezzo dei libri scolastici, che grava sulle spalle delle famiglie, specialmente quelle più povere o con più figli in età scolastica.

Ma di quanto è effettivamente aumentata la spesa complessiva delle famiglie?

I dati , in realtà, danno una risposta molto diversa da quella che chiunque si aspetterebbe: i prezzi dei testi aumentano, ma la spesa complessiva sostenuta dalle famiglie diminuisce dell'1,4 per cento, alle medie e alle superiori. A contenere il conto finale sono soprattutto le scelte dei docenti e aumenti dei listini inferiori all'inflazione; i prezzi, infatti, crescono del 2,3 per cento alle scuole medie e dell'1,8 per cento alle superiori, contro un' inflazione annua del 2,8 per cento a luglio . Questi numeri emergono dai listini forniti dagli editori all'Associazione italiana editori e trasmessi al ministero dell'Istruzione e del Merito.

Ciò mi permette di evincere, dall'alto della mia inesistente formazione economica, che i libri sono stati acquistati a un prezzo maggiore rispetto all'anno scorso, però sono stati pagati meno del valore che hanno assunto a causa dell'inflazione. Insomma, poteva andare peggio. Nonostante ciò, 304 euro per i libri del quarto superiore li ho comunque spesi, tenendo anche in considerazione il fatto che per metà delle materie i libri rimanevano quelli degli anni passati. Infatti, secondo i dati, per ogni studente in media vengono spesi 545,66 euro per i testi obbligatori, insieme a tutte le spese aggiuntive richieste per lo svolgimento delle lezioni: materiali scolastici di base (zaino, astuccio, penne, matite eccetera), materiali da disegno tecnico o artistico, dispositivi elettronici che sempre di più diventano essenziali per compiti e ricerche, per non parlare poi delle fotocopie. Quante volte vengono forniti documenti dai docenti perché gli studenti li stampino? Molto spesso (sebbene nelle scuole ci siano le stampanti), e quindi sono le famiglie a dover effettuare acquisti a pagamenti presso copisterie, oppure a dover comprare carta e toner. Mi soffermo su questi costi in più perché tra fotocopie, presentazioni e mappe online, quanto vengono poi usati questi tanto discussi libri? Spesso, non molto.

Quindi, non solo dobbiamo spendere di più per avere disponibilità di strumenti digitali, di elettricità per sostenerli e di fotocopie, ma i libri, a causa dei mezzi alternativi appena citati, passano troppe volte in secondo piano.

Ma ciò che è più ironico è che, ormai, quasi tutti i libri hanno risorse aggiuntive digitali, e che sarebbero previste delle riduzioni dei tetti legate al formato dei libri: il limite scende del 10 per cento quando la dotazione è composta da testi in versione mista, cartacea e digitale con contenuti integrativi, e del 30 per cento quando vengono adottati testi digitali con contenuti integrativi. Eppure, nonostante siano state emanate delle riforme in favore, il digitale non riesce a prendere piede nelle nostre aule: oltre il 95 per cento delle classi adotta libri nella formula cartaceo più digitale, ma appena il 16 per cento delle licenze digitali viene effettivamente attivato, e la gran parte delle risorse che il formato offrirebbe non viene sfruttata (qui i dati ). Stabilendo un giusto equilibrio tra cartaceo e digitale, si potrebbe anche ottimizzare l'aggiornamento dei testi, senza dover periodicamente stampare nuove edizioni; questo favorirebbe lo sfruttamento di edizioni precedenti e del mercato dell'usato. Ho infatti sentito varie lamentele di genitori che hanno dovuto comprare nuovi libri per i secondi figli, solo perché i volumi dei primi erano una "vecchia edizione" di quelli nuovi, per poi scoprire che, a parte per la copertina, non c'era alcuna differenza tra le due edizioni.

Ora, senza nulla togliere ai libri cartacei (io stessa li preferisco), essendoci materie in cui l'utilizzo del manuale è praticamente inesistente, la soluzione del digitale potrebbe essere veramente una svolta nell'alleggerimento del peso delle spese scolastiche (e anche del peso degli zaini, che in Italia risulta almeno doppio rispetto al resto d'Europa).

Un fattore che influisce sul mancato abbassamento dei prezzi è la scarsa concorrenza. A gennaio 2026, l'Antitrust ha chiuso un'indagine conoscitiva sul settore dell'editoria scolastica che ne ha messo in evidenza la forte concentrazione: Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola detengono complessivamente oltre l'80 per cento del mercato. Quindi, il prodotto tra bassa concorrenza e alta richiesta risulta in una necessità di competere sui prezzi praticamente nulla.

A questo si aggiunge lo sconto sui libri scolastici che per legge è limitato al 15 per cento del prezzo di copertina. Ciò, seppur sostenendo il mercato dell'editoria e la distribuzione tradizionale, finisce per impedire ai rivenditori di giocare troppo sui prezzi, azzerando le occasioni di risparmio per le famiglie.

Per concludere e riassumere un po' il tutto, vorrei lasciarvi con le parole di Giorgio Riva, presidente del Gruppo Educativo dell'Aie:

Anche quest'anno gli editori hanno limitato gli aumenti dei prezzi contribuendo così a non aggravare il peso economico sulle famiglie, nonostante i costi che affrontano siano aumentati, non solo per via dell'inflazione. Negli ultimi dodici mesi il settore ha visto l'introduzione di tre riforme, la riforma del primo ciclo (primaria e scuola secondaria di primo grado) con avvio nel 2026, la riforma degli Istituti tecnici, con avvio nel 2026, la riforma dei Licei, da poco annunciata, con avvio nel 2027. Riforme che comportano per gli editori lo stravolgimento della pianificazione editoriale pluriennale, e di conseguenza la svalutazione di investimenti già fatti e costi di accelerazione dei progetti. In questo quadro complesso e a fronte anche di un calo demografico drammatico che rendono sempre più difficile alla nostra industria mantenersi economicamente sostenibile. Chiediamo un intervento pubblico lungo due direttive: l'introduzione della detrazione delle spese per l'acquisto dei libri di testo a favore di tutte le famiglie, come già c'è per le spese per la salute, lo sport e gli animali da compagnia, e una maggiore razionalizzazione ed efficienza del processo di distribuzione degli aiuti alle famiglie in povertà assoluta, fondi che devono arrivare ai beneficiari nei tempi adeguati. Sono interventi necessari per garantire un effettivo diritto allo studio a tutte e a tutti.