Ritagli

Le dichiarazioni del generale Roberto Vannacci a "In Onda", verificate

Molti dati sono corretti, ma altrettanti sono manipolati e forniti in contesti che portano a una loro errata interpretazione

Leonardo Macioci ·

Il segretario di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, a In Onda, su La7. (Fotografia di The Ampersand)

Durante la puntata del 12 luglio 2026 de In Onda , programma realizzato da La7, è stato ospite Roberto Vannacci, insieme a Sara Menafra e Antonio Polito.

Sara Menafra e Antonio Polito sono entrambi giornalisti: la prima è vicedirettrice di Open, piattaforma d'informazione online, mentre il secondo è impiegato presso la redazione del Corriere della Sera.

Nonostante gli ospiti fossero tre, le domande dei due conduttori del programma – e in particolare di Marianna Aprile – sono state rivolte principalmente a Roberto Vannacci.

Roberto Vannacci è un ex generale per le forze armate italiane, divenuto noto grazie alla pubblicazione del libro Il mondo al contrario , all'interno del quale Vannacci ha espresso idee estremamente controverse sul piano dell'immigrazione, della comunità LGBTQIA+ e della politica, che lo hanno portato a essere assimilato dalla destra conservatrice italiana, e in particolare dalla Lega di Matteo Salvini, attualmente vicepresidente del Consiglio dei Ministri, nonché ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per il governo di Giorgia Meloni. All'inizio di quest'anno, Vannacci ha abbandonato la Lega per fondare il proprio partito, dal nome di "Futuro Nazionale", che gran parte della sfera politica e giornalistica italiana considera di estrema destra e postfascista.

R. Vannacci: "[...] che sono circa cinquecentomila persone" [riguardo al numero di immigrati irregolari in Italia, N.d.R.].

Qui Vannacci è impreciso. Secondo i rapporti presentati dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dal ministero dell'Interno e dal ministero dell'Istruzione e del Merito, sulla base dei dati elaborati dalla Fondazione ISMU, al 25 febbraio 2026 le persone in condizione di irregolarità sul territorio italiano sono 339.000, un numero abbastanza distante dai cinquecentomila che il generale ha affermato soggiornassero illegalmente in Italia. I soggiornanti regolari non iscritti all'anagrafe sono invece 188.000.

R. Vannacci: "[...] negli ultimi dieci anni, sono entrati solo per le rotte marittime ottocentocinquantamila clandestini".

Qui Vannacci è preciso. Secondo i dati della Fondazione ISMU, corroborati poi dal cruscotto statistico giornaliero pubblicato dal ministero dell'interno, tra il 2016 e i primi mesi del 2026 sono entrati in Italia, per vie marittime, all'incirca ottocentocinquantamila immigrati.

R. Vannacci: "[...] di cui trecentoventimila hanno ricevuto la protezione internazionale" [riguardo al numero di immigrati entrati in Italia per vie marittime tra il 2016 e il 2026, N.d.R.].

Qui l'affermazione di Vannacci non è verificabile. I dati sono intricati e labirintici, dal momento che le modalità di richiesta di protezione internazionale sono state modificate nel tempo; inoltre, spesso la richiesta non avviene l'anno stesso di arrivo in Italia, e viene comunque processata, spesso e volentieri, con anni di ritardo da parte delle Commissioni territoriali.

R. Vannacci: "L'invasione più grande che ha subito l'Italia è stata quella dei Longobardi, che guarda caso ha raggiunto al massimo il 4 per cento della popolazione autoctona dello Stivale".

Qui Vannacci è tendenzialmente preciso. Sebbene non sia facile stabilire quale sia stata la più grande invasione storicamente subita dalla penisola italiana, quella dei Longobardi rimane di sicuro tra le più impattanti a livello culturale e politico – anche se limitata numericamente. Secondo gran parte delle stime demografiche – abbastanza imprecise nel periodo altomedioevale –, come quella di Jarnut, la popolazione longobarda si aggirò tra le centomila e le centocinquantamila persone, che, rispetto a una popolazione autoctona di quattro o cinque milioni di persone, rappresenta una percentuale che si aggira tra l'1 e il 4 per cento.

R. Vannacci: "Secondo i flussi degli ultimi mesi, degli ultimi anni, la etnia che maggiormente affluisce in Italia clandestinamente, al 30 per cento, è proprio quella del Bangladesh".

Qui Vannacci è tendenzialmente preciso. Nel 2025, secondo i dati riportati da Pagella Politica, estrapolati dalle dichiarazioni del ministero dell'Interno, il 33 per cento dei migranti aveva origini bangladesi.

R. Vannacci: "[...] quasi il 50 per cento dei francesi di seconda e terza generazione vorrebbero l'implementazione della Sharia in Francia. Stessa cosa, proprio ieri, è uscita una statistica in Germania, che dice che il 40 per cento degli studenti musulmani vorrebbero che prevalesse la Sharia sulle leggi dello Stato".

Qui Vannacci è sufficientemente preciso. Stando alle elaborazioni statistiche dell'IFOP, ovvero l'istituto demoscopico francese, il 46 per cento dei musulmani francesi crede che la legge islamica dovrebbe essere applicata dove vive, mentre i dati del KFP, ovvero l'istituto di criminologia della Sassonia meridionale, hanno riportato che, nel 2024, all'incirca il 68 per cento degli studenti musulmani riteneva che le leggi islamiche fossero più importanti di quelle dello Stato tedesco.

R. Vannacci: "[...] il piano europeo per il primo soccorso in mare c'è già".

Qui Vannacci è impreciso. L'Unione europea si è più volte adoperata per il coordinamento delle operazioni di soccorso, ma senza mai implementare un piano di soccorso che potesse sostituire – anche solo sporadicamente – le operazioni di salvataggio condotte dai singoli Stati membri. La responsabilità, come previsto dalla Convenzione di Amburgo del 1979, è affidata ai singoli Paesi, i quali sono obbligati dal diritto marittimo internazionale a ottemperare rispetto al SAR , ovvero il Search and Rescue . L'Ue si impegna nell'integrare all'assistenza gestita dai singoli Stati tramite l'agenzia Frontex , che perlustra alcune aree di mare per individuare eventuali imbarcazioni in difficoltà. Ciononostante, non esiste alcun piano europeo per il primo soccorso istituzionalizzato e sancito da accordi internazionali che esulino dal diritto amministrato dalle Nazioni Unite.

R. Vannacci: "[...] perché guarda caso i reati di femminicidio, o meglio di violenza contro le donne perché donne, sono molto più numerosi nei Paesi del Nord Europa, tant'è vero che si parla di paradosso nordico".

Qui Vannacci è impreciso. Il tasso di femminicidi sia per l'Italia, che per Svezia, Norvegia e Danimarca si aggira attorno sempre attorno a 0,4 o 0,5 femminicidi ogni 100.000 donne, come riportato dai dati del Parlamento europeo. Sebbene l'Italia sia indubitabilmente un Paese virtuoso sotto questo punto di vista, il paradosso nordico è solo apparente: la consapevolezza rispetto alle violenze nel Nord Europa è maggiore, e le donne tendono a denunciare prontamente gli uomini, grazie all'eradicazione della cultura patriarcale, come sottolineato da alcuni studi, come quello di Plos One. Coesistono poi anche ulteriori fattori culturali.