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United 2026: iniziano i Mondiali più grandi di sempre
È iniziata la Coppa del Mondo FIFA 2026, la cui organizzazione è stata complessa e intricata, sollevando già non poche polemiche
Simone Salve ·

Ieri, in data 11 giugno 2026, si è tenuta la prima partita nonché la cerimonia inaugurale della Coppa del mondo FIFA 2026, competizione che (senza troppe sorprese) vede l’assenza della nazionale italiana, ma che soprattutto sancisce l’inizio della ventitreesima edizione del torneo.
Quella di quest'anno è un'edizione che si differenzia dalle precedenti per numerosi cambiamenti voluti dall'attuale presidente della FIFA (Fédération Internationale de Football Association), Gianni Infantino. Tra le principali modifiche spicca un sostanziale allargamento delle squadre ammesse al torneo, che passano da 32 a 48.
Essendo una promessa elettorale di fatto molto efficace, l’idea era già stata proposta dapprima nel 2013 da Michel Platini – con una proposta di allargamento a 40 squadre – la quale non andò a buon fine a causa delle accuse di truffa a danno della FIFA, dalle quali Platini fu poi assolto; Gianni Infantino, successivamente, perpetuò il progetto: emerso vittorioso nelle elezioni del 2016, riuscì a completare l'allargamento dopo il voto all’unanimità del Consiglio della FIFA del 10 gennaio 2017.
Avendo ognuna delle 200 nazionali calcistiche affiliate alla FIFA il medesimo peso di voto, questa politica risulta estremamente funzionale: "vendendo" il sogno della partecipazione al Mondiale alle squadre più piccole – come San Marino, le Bahamas o il Liechtenstein, rispettivamente ultima, duecentosettesima e duecentoseiesima secondo il Ranking ufficiale FIFA – Infantino è riuscito a ottenere la presidenza con ben 115 voti su 207 delegati.
È un cambiamento che, dal lato sportivo, potrebbe effettivamente aumentare l'eccitazione e l'adrenalina dovuta alla più lunga fase eliminatoria e quindi alla maggiore presenza di match effettivamente decisivi, ma che – per quanto sembri essere più inclusivo e allettante anche per le piccole nazionali che sporadicamente riescono a rientrare in queste grandi competizioni sportive – risulta in realtà orientato da logiche di guadagno: un maggior numero di squadre partecipanti si traduce infatti in più partite, più biglietti e più diritti televisivi venduti.
Le partite rischiano però di essere estremamente squilibrate – si pensi a Brasile-Haiti o Germania-Curaçao – risultando anche poco coinvolgenti per il pubblico.
Il guadagno stimato dalla stessa FIFA ammonta a tredici miliardi di dollari, con un incremento del 56 per cento rispetto all’ultimo Mondiale del Qatar del 2022.
Anche il prezzo dei biglietti ha raggiunto cifre esorbitanti, complice il sistema di vendita adottato, il cosiddetto dynamic pricing, in cui il prezzo dei biglietti varia in maniera inversamente proporzionale alla loro disponibilità, portando l'ingresso al New York New Jersey Stadium, per la finale del 19 luglio 2026, a sfiorare i 17.000 dollari, prezzo più di dieci volte superiore rispetto ai 1.600 dollari della precedente edizione.
Sul piano logistico le difficoltà non sono da meno: ospitare 104 partite in stadi che rispettino i requisiti della FIFA è un'impresa quasi impossibile per una singola nazione, motivo per il quale, anche in considerazione degli ingenti costi organizzativi – stimati attorno ai 200 miliardi per il Mondiale del Qatar 2022 –, le candidature per ospitare la competizione calcistica più importante al mondo sono ormai di gruppo; questa edizione vedrà per la seconda volta nella storia dei Mondiali – dopo l’edizione del 2002, nel corso della quale le partite si giocarono tra la Corea del Sud e il Giappone – la compartecipazione internazionale di tre Paesi diversi, ovvero il Canada, gli USA e il Messico, sotto l’unico nome di "United 2026".
A ciò si aggiunge la questione climatica: escursioni termiche di 25-30 gradi tra il giorno e la notte e temperature superiori ai 35 gradi – come già accaduto durante i Mondiali per Club del 2025 – rendono le condizioni di gioco tutt'altro che ideali. L’ondata di calore anomalo del 2021 sul suolo americano, durante la quale si registrarono picchi di 54 °C, ed eventi simili sono ormai sempre più frequenti e meno straordinari.
Dal punto di vista politico, questa edizione si preannuncia come la più sensibile di sempre; Infantino intrattiene rapporti molto stretti con il presidente americano Donald Trump, al quale ha rivolto pubblicamente elogi e riconoscimenti per il suo contributo al dialogo internazionale attraverso lo sport. Il 10 giugno 2026 Infantino ha dichiarato: "Senza il suo impegno e il suo coinvolgimento sarebbe stato impossibile organizzare un Mondiale negli Stati Uniti".
Ma a questo proposito Infantino ha fatto molto di più: egli ha infatti istituito il FIFA Peace Prize, che nella sua primissima edizione ha visto vincitore proprio il presidente statunitense.
A tutto questo si aggiunge la complessa questione dei visti: molte delegazioni difatti potrebbero incorrere in seri problemi burocratici anche solo per accedere agli Stati Uniti; Paesi come Haiti e l'Iran – pur essendosi qualificati per la competizione – rappresentano bersagli geopoliticamente molto sensibili.
Il Mondiale 2026 si prospetta come non solo un grande evento sportivo, ma anche una complessa disputa diplomatica il cui equilibrio è molto precario. Infantino ha dovuto fare i conti con la complessa situazione geopolitica attuale: l’Iran, ad esempio, ha più volte espresso l’intenzione di non voler partecipare ai Mondiali 2026 dopo l'uccisione della Guida suprema iraniana Khamenei. La notizia aveva riacceso la speranza di un accesso dell'Italia al Mondiale: se la FIFA non fosse riuscita ad allentare le aspre tensioni e a ottenere la partecipazione della nazionale iraniana, la possibilità che a occupare quel posto vacante sarebbe stata proprio la nazionale Italiana sarebbe diventata più realistica.