Scienze
Le api, ovvero le pensatrici più brillanti presenti in natura
Molti studi – tra cui alcuni apparentemente stranissimi – hanno dimostrato che le api possiedono abilità cognitive molto più sviluppate di quanto si credesse
Valentina Salinas ·

Vi siete mai chiesti se un insetto con un cervello grande quasi quanto un seme possa essere intelligente? E se dicessi che le api sono capaci di imparare, ricordare, risolvere problemi e persino stupire gli scienziati? Per anni sono state considerate semplici impollinatrici, ma vari studi e ricerche recenti stanno rivelando una realtà sorprendente: le api sono molto più intelligenti di quanto si sia mai immaginato.
Purtroppo oggi le api produttrici di miele, le cui vite sono profondamente interconnesse con quelle di noi umani in tutto il mondo, stanno morendo in grandissime quantità. A minacciarle sono diversi fattori: parassiti, agenti patogeni e, soprattutto, la progressiva riduzione del loro habitat. Insieme ad oltre ventimila altre specie di api, le api produttrici di miele contribuiscono a impollinare quasi un terzo delle colture destinate alla nostra alimentazione e garantiscono la riproduzione di tre quarti delle piante fiorite. Per quanto riguarda le api selvatiche, sondaggi condotti in diverse parti del mondo indicano un preoccupante declino anche di queste specie, sia tra quelle più solitarie – ad esempio le api taglia foglie – sia tra le altre più sociali, come i bombi.
Ma le api non sono soltanto instancabili impollinatrici: sono anche delle vere e proprie ingegnose costruttrici, capaci di creare rifugi utilizzando praticamente qualsiasi risorsa abbiano a disposizione. Esiste la diffusa (ma falsa) convinzione che queste creature nidifichino esclusivamente in superficie, soprattutto sugli alberi. In realtà, però, la maggior parte delle api scava nella terra per costruire il proprio nido: un nido tipico può essere costituito da una tana verticale, dalla quale si diramano tunnel che conducono a diverse celle. Queste vengono spesso rese impermeabili grazie a secrezioni ghiandolari, oli floreali o materiali vegetali. Alcune api fanno tutto questo da sole; altre, invece, costruiscono tane comunali. In questi casi, diverse api condividono lo stesso spazio ma ciascuna mantiene le proprie celle per la deposizione e lo sviluppo della covata.
Esistono anche le cosiddette "api affittuarie", che nidificano in uno spazio od oggetto già esistente, come in conchiglie di lumache abbandonate.
Una quantità relativamente piccola di api solitarie fora nel legno, oppure negli escrementi di animali. In altre parole, quando si tratta di trovare casa, le api sembrano avere una fantasia architettonica decisamente più ampia di quanto si sia mai immaginato.
Negli ultimi decenni, numerosi scienziati hanno studiato e scoperto sempre più cose sulle straordinarie capacità di questi insetti di comprendere e risolvere i problemi che incontrano. Hanno studiato come le api bottinatrici possano percorrere chilometri di territorio sconosciuto, orientandosi solo con la luce solare e memoria mentre visitano migliaia di fiori con il fin di ritornare con del nettare in colonia. Le hanno inseguite fino al loro nido e hanno osservato come danzino per dire alle altre api dove siano i migliori fiori e come intraprendano decisioni collettive quando si deve abbandonare il proprio nido e scegliere una nuova casa.
Oggi i ricercatori stanno facendo scoperte sorprendenti sul modo in cui questi minuscoli insetti percepiscono il mondo, affrontano i problemi e reagiscono a situazioni completamente nuove. Questo grazie a una serie di esperimenti creativi ideati per verificare come le api vedono il nostro mondo, risolvono i problemi e le situazioni inaspettate nelle quali incappano. I risultati degli stessi hanno dimostrato che anche una sola ape è più intelligente di quanto si fosse mai immaginato. Le api hanno addirittura dimostrato di essere capaci di prendere decisioni complesse e intelligenti che, fino a non molto tempo fa, gli scienziati ritenevano possibili esclusivamente per i vertebrati.
C'era una volta, non troppo tempo fa, un mondo in cui gli scienziati pensavano che le api fossero come dei robot senza cervello, le cui azioni erano programmate nei loro geni, guidate esclusivamente dal loro istinto. "Il cervello di un'ape ha le dimensioni di un seme di erba e pertanto non è fatto per pensare", scrisse lo scienziato tedesco Karl von Frisch, che ha vinto il premio Nobel nel 1973 per aver scoperto come le api si comunicassero.
Tuttavia, negli ultimi decenni, alcuni ricercatori – come l'ecologo comportamentale Lars Chittka – hanno progettato una serie di esperimenti molto ambiziosi, arrivando a mettere alla prova proprio quell'idea: e se, invece di essere semplici automi, le api fossero capaci di pensare?
Uno di questi esperimenti nasce quasi per scherzo: una notte, insieme a un gruppo di studenti universitari, Chittka si trovava a discutere davanti a un bicchiere di whiskey, quando ebbero un'idea apparentemente assurda: consisteva nel provare a vedere se le api potessero contare.
"All'inizio ci ridevamo su. Era un'idea ridicola", raccontò in seguito.
Il giorno dopo, però, costruirono una fila di oggetti a forma di tenda, tutti uguali, destinati ad agire come punto di riferimento per una colonia di api. In mezzo al terzo e secondo punto di riferimento collocarono un alimentatore pieno di acqua zuccherata.
Poi, una volta che le api avevano familiarizzato con l'ubicazione delle tende, gli studenti modificarono la disposizione delle stesse; le api però continuavano comunque a cercare l'alimentatore dopo la terza tenda. Sembrava quasi che, durante il loro viaggio verso l'alimentatore, calcolassero il numero dei punti di riferimento che incontravano.
Ora un professore all'università di Queen Mary di Londra, Chittka è diventato conosciuto per i suoi ingegnosi esperimenti per studiare le api attraverso l'introduzione di sfide con lo scopo di scoprire ed esplorare i limiti della loro flessibilità cognitiva: si è scoperto infatti che posseggono l'abilità di variare il proprio comportamento conforme alla situazione, che possono riconoscere sequenze, differenziare tra vari simboli, identificare facce umane, e pianificare per il futuro.
Un altro radicale salto avanti nella comprensione dell'intelligenza delle api arrivò grazie alla creazione di un ulteriore esperimento che Chittka creò: dopo numerose e diverse versioni del progetto, il suo team collocò un fiore artificiale riempito di soluzione di saccarosio sotto una bassa e trasparente barriera per fare in modo che le api potessero vedere ma non raggiungere la ricompensa. Invece, fu mostrato loro come tirare il fiore verso di sé utilizzando un filo collegato all’oggetto.
E sì, riuscirono anche ad avvicinare il fiore e risolvere un problema che non avevano mai incontrato prima. L'esperimento ha suggerito che le api possono anche essere capaci di comprendere una relazione tra causa ed effetto; questo portò lo scienziato a considerare la possibilità che questi insetti potessero anche avere dei sentimenti.
Chittka e i suoi collaboratori hanno cercato di esplorare anche questa possibilità attraverso la creazione di ragni granchio robotici che fungessero da predatori stimolanti, catturando brevemente le api, come se si trattasse di un attacco fallito. Dopo queste esperienze, hanno notato che il comportamento delle api cambiava; le api hanno infatti cominciato a ispezionare ogni fiore attentamente prima di atterrare e a rifiutare fiori sicuri per timore di un altro ragno, un comportamento che potrebbe indicare un disturbo di stress post-traumatico e potrebbe permettere di arguire che siano effettivamente creature senzienti.
Un altro scienziato e ricercatore delle api, Olli Loukola, ha spinto ancora più avanti i confini di ciò che pensavamo possibile. Loukola ha infatti insegnato alle api a "giocare a calcio", addestrandole a far rotolare una piccola palla gialla verso un obiettivo floreale per ricevere una ricompensa di nettare, un'altra notevole dimostrazione della abilità di apprendimento delle api e di una possibile capacità di stabilire un obiettivo, ricordarlo anche quando è fuori dal campo visivo e poi usare degli strumenti – in questo caso la palla – per raggiungere il loro obiettivo finale. Il che dimostra anche che le api sono capaci di avere qualcosa di simile a un "apprendimento intuitivo", risolvendo problemi attraverso momenti "Ah ah!", invece di risolverli attraverso una lunga serie di tentativi e fallimenti.
Ma da dove arrivano tutte queste capacità apparentemente inaspettate? Una possibile risposta potrebbe trovarsi proprio nel mondo estremamente complesso e imprevedibile in cui le api vivono. Gli insetti che devono procurarsi del cibo sono costretti a processare più informazioni complesse rispetto a quanto avviene negli altri insetti.
Per ritrovare nettare per le loro colonie, per esempio, le api devono cercare tra migliaia di fiori per localizzare quelli più dolci e vivaci fra tutti, ricordare dove siano localizzati, e, durante il loro percorso, fare analisi e comparazioni costi-benefici per determinare se l'energia necessaria per raggiungere un fiore più ricco di nettare valga la pena rispetto alla maggiore distanza da percorrere dal loro alveare.
Devono inoltre cercare acqua, evitare predatori, e navigare usando una bussola composta da sole e cielo. In condizioni estreme, questi animali possono spingersi fino a dieci chilometri dal loro alveare in cerca di cibo – l'equivalente, per noi, di andare da Parigi a Roma solo per fare la spesa.
Fonti
National Geographic
Video YouTube "Our minds are weirder than you think"