Scienze
Dobbiamo preoccuparci per questo Chat Control?
Se ne sta discutendo molto in tutta l'Unione europea, ed è una misura molto pericolosa, sotto certi aspetti
Leonardo Macioci ·

Ultimamente si parla parecchio del cosiddetto Chat Control, in particolare sui social. Il Chat Control è l'insieme normativo delle misure adottate dall'Unione europea e dal Parlamento europeo – il principale organo legislativo dell'Ue – che prevede la supervisione e il monitoraggio delle attività degli utenti sulle più massicciamente diffuse piattaforme di messaggistica digitali, come WhatsApp, Messenger e Telegram. L'obiettivo dichiarato è quello di combattere la pedopornografia senza dover affidare le indagini a enti giurisdizionali americani, come era avvenuto fino all'introduzione del Chat Control.
Il Consiglio europeo – composto dai rappresentanti dei governi nazionali dei membri dell'Ue – ha recentemente adottato una risoluzione che permette di ripristinare il Chat Control fino al 2028; tuttavia, la misura deve ovviamente essere approvata anche dal Parlamento europeo: domani è prevista una discussione, con conseguente votazione plenaria, a seguito dell'approvazione della procedura d’urgenza in merito alla proroga della deroga.
La storia del Chat Control è lunga e contorta, per il semplice fatto che ha incontrato un'opposizione abbastanza ampia nel corso degli anni, sebbene le frange dei critici della proposta si stiano ormai assottigliando. L'unico Paese ad aver sollevato forti perplessità per quanto concerne la procedura implementata dal Consiglio europeo all'inizio di luglio di quest'anno è stata l'Italia.
Nel 2020, il Parlamento europeo introdusse delle norme decisamente stringenti per tutelare la privacy degli utenti durante la loro attività online: ciò rendeva illegale per i provider – ovvero coloro che forniscono un servizio, come Facebook o Gmail – scansionare volontariamente le chat e gli scambi avvenuti elettronicamente tra due o più persone. Poco tempo dopo, però, il Parlamento europeo varò una deroga per permettere alle aziende responsabili della gestione di suddette applicazioni di analizzare le chat o le email tramite dei software specializzati, su base discrezionale e volontaria. Questa fu la prima forma di Chat Control, denominata "Chat Control 1.0", la quale permetteva di portare avanti delle operazioni di sorveglianza massive senza necessitare di una supervisione giudiziaria o di un mandato.
L'11 maggio 2022, la Commissaria per gli affari interni dell'Unione europea, Ylva Johansson, aveva proposto una riforma della regolamentazione, che – se approvata – l'avrebbe resa molto più aggressiva: essa prevedeva che, nel caso di un'emissione di un ordine di rilevamento da parte di un'autorità nazionale o dell'Europol – l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto, sostanzialmente una polizia europea comunitaria, sebbene limitata nello spettro di prerogative che possiede –, i provider avrebbero dovuto scansionare tutte le chat degli utenti individuati dalle autorità, violando la crittografia e, potenzialmente, la privacy delle persone coinvolte.
Tuttavia, le divergenze riguardo all’approvazione del Chat Control 2.0 – proposto dalla Commissione europea, guidata dalla Commissaria per gli Affari Interni – tra i governi avevano portato l'iniziativa ad arenarsi: per questo, l'Ue aveva approvato delle proroghe tramite il Parlamento, l'ultima delle quali è scaduta quest'anno, riaprendo il dibattito per l'ennesima volta.
Sin da subito, alcune associazioni ed enti per la tutela della privacy avevano evidenziato diverse criticità, così come alcuni Stati membri: i maggiori sostenitori del Chat Control, sin dall'inizio, sono stati la Spagna e la Francia, mentre la Germania e l'Austria si sono opposte, almeno al principio.
Molti dei Paesi che si sono susseguiti alla presidenza del Consiglio europeo nel corso degli anni hanno tentato di spingere affinché il Chat Control fosse definitivamente approvato, senza ottenere grandi risultati; questo è stato dovuto perlopiù al fatto che spesso le critiche abbiano eclissato le argomentazioni a sostegno di misure tanto drastiche: specialmente sui social media, la proposta è stata recepita molto negativamente, tanto che è nato un intero movimento per contrastare il Chat Control, che ha agito mediante diverse petizioni e proteste, organizzate tramite un sito denominato "Fight Chat Control".
La stessa Commissaria Ylva Johansson è stata aspramente criticata più volte, soprattutto a seguito di alcune investigazioni condotte da numerose testate giornalistiche europee: il BalkanInsight, ad esempio, ha riferito di uno stretto legame tra Johansson e alcuni lobbisti legati ad aziende di tecnologia, mentre Arda Gerkens, un'ex direttrice della prima linea di emergenza riservata alle segnalazioni concernenti il CSAM – ovvero il Child Sexual Abuse Material , che in italiano si traduce in materiale pedopornografico – istuita in Europa ha detto che la regolamentazione proposta sia troppo "influenzata da aziende che fingono di essere ONG [organizzazioni non governative, N.d.R.] agendo più come aziende di tecnologia".
Delle forti riserve in merito all'implementazione del Chat Control 2.0 sono giunte non solo da parte dei governi nazionali, ma anche da parte di enti facenti parte dell'apparato giuridico-amministrativo europeo.
La stessa commissione del Parlamento europeo per Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni ha votato, nel 2024, per abrogare la sorveglianza indiscriminata a favore di delle indagini mirate, mentre la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito – in un caso non correlato – che la "sorveglianza non può essere considerata necessaria in una società democratica".
Patrick Breyer, un attivista tedesco per i diritti digitali, nonché parlamentare europeo fino al 2024, avvertì del rischio che il Chat Control 2.0 venisse reintrodotto sotto forma di "upload moderation", che comportava la scansione dei messaggi privati di tutti gli utenti subito prima che venissero crittografati.
Inoltre, il Servizio giuridico del Consiglio dell'Unione europea, che fornisce consulenza giuridica al Consiglio europeo, si è più volte espresso contro la proposta, così come numerosi enti europei per la protezione della privacy, incluso il Garante europeo della protezione dei dati.
Il Consiglio europeo ha ora inviato un'ulteriore proposta al Parlamento europeo per il Chat Control 2.0 per una seconda lettura: la prima, avvenuta a marzo, richiedeva una maggioranza per essere approvata, ma i voti degli assenti non venivano calcolati, privando quindi i sostenitori di supporto nella votazione; quella del 9 luglio è invece, per l'appunto, una seconda lettura: ciò vuol dire che ha bisogno di una maggioranza assoluta per essere respinta o emendata in modo significativo.
La maggioranza richiesta è di 361 voti, ma, essendo stata programmata la sessione plenaria per l'ultimo giorno prima della pausa estiva del Parlamento europeo, molti parlamentari non potranno recarsi in Parlamento per votare, sottraendo voti all'opposizione. Secondo Patrick Breyer, questa è "una mossa procedurale senza precedenti".
Fonti
L'Ansa rispetto alla procedura d'urgenza
DDay (Digital Day) sul Chat Control
Il sito di Fight Chat Control
Closed Network per monitorare il Chat Control
Il blog di Patrick Breyer
La pagina di Wikipedia, con una timeline accurata