Opinione

No, se insegui dei criminali e li uccidi a rapina finita non è legittima difesa

E tutti i modi in cui quello che la destra vorrebbe per evitare casi come quello di Mario Roggero non è compatibile con dei valori democratici

Leonardo Macioci ·

Il presidio di Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci, a sostegno dell'assoluzione di Mario Roggero. (Fotografia tratta dall'articolo di Vivana Ponchia/Quotidiano Nazionale)

In questi giorni tutti parlano del caso di Mario Roggero, il gioielliere che nell'aprile del 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo a seguito di una rapina subita dalla propria attività commerciale. Il dibattito verte principalmente attorno alla questione della legittima difesa, e al confine – parecchio difficile da definire – tra l'esercizio di un diritto e quello di un privilegio profondamente ingiusto e privo di alcun fondamento giuridico – per non dire morale.

Molti politici, vicini alla destra maggioritaria di governo, come Matteo Salvini, segretario della Lega nonché ministro per Giorgia Meloni, hanno promesso che, sebbene Mario Roggero sia ormai in carcere, la sua battaglia verrà portata avanti con zelo; lo stesso Salvini ha detto che farà richiesta di grazia per Roggero al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In questi giorni è stata avviata anche una raccolta firme tra i parlamentari, in modo tale da spronare il ministero della Giustizia ad agire per tutelare un cittadino che – a detta anche del ministro della Difesa, Guido Crosetto – è stato vittima di una interpretazione errata della legislazione in materia, che sarebbe un fenomeno in voga "da anni".

Penso non sorprenda nessuno se la destra italiana di Fratelli d'Italia e della Lega persegua delle posizioni in primis massimalistiche e poi giustizialistiche, dal momento che nella foga della sconfitta anche in terzo grado da parte dei legali di Roggero – condannato a quasi quindici anni di reclusione – è sempre opportuno accalappiare gli elettori un po' indecisi con degli slogan d'impatto e che proteggano un uomo che si è semplicemente avvalso di una prerogativa giurisdizionale pivotale per il nostro sistema normativo.

Il punto importante è che, però, la legittima difesa non si applica ai casi in cui un uomo con una pistola decida di sfogarsi sui propri rapinatori colpendoli a crimine concluso con una pistola fino a uccidere due persone e ferirne gravemente una terza, perché quella che ho appena descritto sembra più assimilabile a una barbarie che a una mera attuazione di un principio abbastanza inopinabile, sotto molti punti di vista.

Premesso che: mi oppongo alacremente a ogni forma di porto d'armi, ma che, purtroppo, abbiamo assorbito questa interpretazione di "libertà" dai nostri alleati d'oltreoceano; la rapina è ovviamente un crimine che deve essere punito e che, in questo caso, avrebbero dovuto essere implementate delle aggravanti, vista la reiterazione del reato da parte dei perpetratori – poi divenuti vittime –; credo fermamente nel garantismo, in tutte le sue modalità di applicazione, purché non diventi una declinazione del distinguismo politico che attanaglia la nostra classe dirigente, nonché nella giustizia correttiva invece che punitiva.

Mario Roggero ha meritato quattordici anni e nove mesi di reclusione – i quali, probabilmente, tra un'attenuante e l'altra, ben presto diminuiranno – e avrebbe meritato l'ergastolo – anche se molti, come l'imputato stesso, hanno fatto notare che la condanna equivale praticamente a un ergastolo, essendo il gioielliere settuagenario.

Il cuore della questione risiede – dal mio punto di vista – nel fatto che una difesa che porti alla morte di una persona o di più persone per tutelare degli interessi materiali, pecuniari o economici non può più abbellirsi con il magnificente titolo di "legittima". Se Mario Roggero avesse agito con la stessa celerità con cui ha estratto la pistola – detenuta senza il tipo idoneo di porto d'armi – nel chiamare la polizia, è altamente plausibile che le forze dell'ordine avrebbero arrestato gli uomini e recuperato i beni di cui il gioielliere era stato privato, dal momento che le autorità sono riuscite a identificare e fermare l'unico sopravvissuto. Roggero è stato colpito da una sorta di frenesia vendicativa, visto che le minacce dei rapinatori – operate con delle armi giocattolo – erano state rivolte anche alla moglie e alla figlia presenti nel negozio, e che non era la prima volta che subiva una rapina, cosa che, unita alla poca fiducia nutrita nei confronti delle forze dell'ordine – ormai comunissima per l'indebolimento dello Stato di diritto –, lo aveva portato a munirsi di un'arma da fuoco, letale e inebriante.

Non c'è gioiello – però – che valga quanto una vita umana, e trovo paradossale che, in un mondo in cui non uccidiamo – giustamente, anche se dovrebbero essere sottoposti a processo e condannati a pene ineludibili per la vita – i signori della guerra, del genocidio e delle disuguaglianze, riteniamo corretto e accettabile difendere dei monili assassinando dei ladri.

All'interno del Protagora , Platone, per mezzo dei personaggi che interagiscono durante il dialogo, come il sofista Protagora e il filosofo Socrate, analizza una questione rilevante tanto all'epoca quanto al giorno d'oggi, come questa vicenda dimostra: la giustizia non dev'essere una forma di punizione per ciò che è stato compiuto dal criminale, ma una forma di prevenzione perché non si ripeta quella stessa forma di violenza soverchiante di una persona nei confronti dell'altra.

La mia paura sarebbe maggiore nel vivere in uno Stato dove so che se rubo un oggetto potrei perdere per sempre la mia vita che nel sapere che se vengo derubato non potrò uccidere chi lo sta facendo.