Extra

La Francia, i liceali e i tagli alla spesa pubblica

Gli studenti francesi stanno manifestando da settimane, ma il governo non ha molto spazio di manovra per accontentarli

Leonardo Macioci ·

Uno scontro tra la polizia e gli studenti manifestanti, a Parigi. (Fotografia di Lou Benoist/AFP/Getty Images)

Anche lunedì 5 ottobre una percentuale consistente dei licei francesi – su tremilasettecento, "quattrocento o cinquecento", secondo le parole dei portavoce del ministero dell'Istruzione – rimarrà totalmente o parzialmente chiusa a causa delle violente proteste che stanno interessando il settore scolastico; lo ha dichiarato il ministro dell'Istruzione del governo del primo ministro Sébastien Lecornu, Edouard Geffray, durante un confronto con Manuel Bompard, il coordinatore del gruppo operativo nazionale del partito di estrema sinistra La France insoumise (LFI).

LFI è il movimento politico capitanato da Jean-Luc Mélenchon, il quale sin dall'inizio delle proteste aveva sostenuto l'operato degli studenti, anche quando questo era divenuto violento, condannando invece la reazione eccessiva e repressiva della polizia.

Le forze dell'ordine sono infatti sinora intervenute con granate lacrimogene, proiettili di gomma e manganelli al fine di disperdere i manifestanti, ma in molti casi anche l'uso di armi non letali ha provocato alcune lesioni. A Saint-Ouen-l’Aumône un quattordicenne è stato colpito in viso con un proiettile di un lanciagranate Cougar, mentre a Tours un ragazzo è rimasto gravemente ferito a un occhio. Il ministro dell'Interno Laurent Nuñez ha sinora difeso l'operato della polizia, anche nei casi in cui – secondo molti – esso si è rivelato sproporzionato; il ministro ha inoltre assicurato che tutto è volto al mantenimento dell'ordine in ambito urbano e alla tutela degli alunni e del personale che stanno manifestando pacificamente.

Il Partito Socialista – come altri – aveva già espresso solidarietà ai manifestanti pacifici, dissociandosi invece dai dimostranti più aggressivi.

Solo giovedì Mélenchon ha cercato di riposizionarsi e di assumere posizioni più moderate, continuando a sostenere le proteste ma distanziandosi dalle azioni più estremiste dei liceali coinvolti nelle manifestazioni.

Sempre giovedì, il ministro dell'Interno ha detto che nelle precedenti 24 ore erano state fermate duemila persone (venerdì sono state 1.747), e che le proteste avevano provocato centinaia di feriti, sia tra gli studenti che tra i membri delle forze dell'ordine. Il leader di LFI ha ritrattato – sebbene limitatamente – le proprie posizioni e quelle del partito, invitando invece i "ribelli" (è il nome degli iscritti al partito di Mélenchon) ad agire responsabilmente e senza andare "contro l'obiettivo che ci siamo prefissati".

Buona parte delle grandi città francesi sta venendo interessata da proteste e manifestazioni che hanno assunto modalità e toni spesso violenti, effettivamente: nel corso delle ultime due settimane, 24 istituti sarebbero stati incendiati o danneggiati – all'interno di un'ala del liceo "Nelson Mandela" di Nantes, ad esempio, alcuni giorni fa è scoppiato un incendio mentre alcune persone si trovavano ancora dentro: pur non avendo causato feriti, l'episodio ha costretto a deliberare la chiusura dell'istituto per almeno un mese –, e quasi ottanta dipendenti del comparto scolastico (di cui quaranta presidi) sarebbero rimasti feriti. Il ministro Geffray ha dichiarato che la stima preventiva dei danni subiti dalle strutture educative francesi ammonterebbe a una cifra compresa tra i venti e i trenta milioni di euro.

Nel frattempo, il ministero dell'Istruzione ha comunicato di aver attivato un provvedimento per permettere l'uso della didattica a distanza per gli alunni delle scuole inagibili, mentre il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha convocato d'urgenza i procuratori regionali francesi per esortare le autorità a far valere la responsabilità civile dei genitori per quanto concerne i danni causati dagli studenti, così da far loro pagare le "riparazioni". Il primo ministro Lecornu ha riunito un'unità di crisi interministeriale tramite il ministero dell'Interno, cercando di concentrare le risorse delle prefetture locali sulla gestione delle rivolte.

I liceali francesi protestano a causa delle condizioni in cui versa la scuola pubblica: in particolare, lamentano le classi sovraffollate, sporche, poco sicure, nonché la mancanza di personale tra i docenti e i collaboratori.

Le manifestazioni sono scaturite pacificamente due settimane fa al liceo "Saint-Exupéry" di Créteil, nella zona meridionale della capitale, Parigi: gli alunni dell'istituto chiedevano soprattutto del personale aggiuntivo, sottolineando che spesso una parte importante delle lezioni rimaneva non svolta a causa della mancanza d'insegnanti. Dopo dieci giorni di sciopero, la scuola aveva accontentato i propri studenti promettendo di assumere un vicepreside, un infermiere e altro personale.

Mediante i social il messaggio dei dimostranti parigini aveva raggiunto altre città, dove l'apparato scolastico versa nelle medesime condizioni, come confermato anche dai dati elaborati dagli organi competenti.

Il ministero dell'Istruzione ha infatti rilevato che quasi il 10 per cento delle ore di lezione finisce per non essere sfruttato per via delle mancanze di personale, e che il 90 per cento delle assenze brevi da parte dei docenti non viene coperto, generando ricadute abbastanza dannose per gli studenti che devono affrontare gli esami statali.

Anche le condizioni delle strutture scolastiche sono spesso deplorevoli: nella regione della capitale, l'Île-de-France, un edificio su cinque è "fatiscente".

In realtà, in questo momento il governo di Macron e Lecornu non può permettersi d'investire nel comparto scolastico per compensare gli squilibri generati da decenni di negligenza: il ministero dell'Economia francese ha stimato il rapporto tra il deficit e il Pil (il Prodotto interno lordo) per il 2026 – ovvero quante risorse lo Stato è costretto a investire per coprire l'eccesso di spesa rispetto alle entrate di un anno – al 5,4 per cento. L'obiettivo del governo è riportarlo al 5 per cento nel corso del 2027: per farlo, Lecornu ha presentato al Consiglio dei Ministri una legge di bilancio che mira a diminuire di 43 miliardi di euro la spesa pubblica. Durante quest'anno, poi, l'esecutivo francese aveva già ridotto di più o meno dodici miliardi di euro l'esborso statale, per mezzo di varie misure economiche. In totale, il taglio voluto dal governo ammonta ad all'incirca 54 miliardi di euro.

Il tutto è volto a rientrare negli obiettivi finanziari dell'Unione europea, i cui Paesi membri sono vincolati dal cosiddetto "Patto di stabilità", che prevede una soglia massima per il rapporto deficit-Pil pari al 3 per cento.