Scienze
Apple ha annunciato un imminente e "inevitabile" aumento dei prezzi
Dopo mesi, l'ultima compagnia ribelle si è piegata al rincaro dei chip di memoria
Eduardo Grigorean ·

In un'intervista esclusiva con il The Wall Street Journal, Tim Cook ha annunciato che la compagnia sarà costretta a un aumento "inevitabile" dei prezzi, a causa della crisi globale sui chip di memoria NAND e DRAM. "Purtroppo, gli aumenti di prezzo sono inevitabili", ha riferito. "Stiamo facendo del nostro meglio per mitigare gli enormi aumenti che ci vengono trasmessi, e abbiamo cercato di proteggere i nostri clienti dagli aumenti, ma la situazione è diventata insostenibile".
La crisi globale è partita già dalla seconda metà dell'anno scorso: quando OpenAI ha perso l'egemonia sul mercato IA, e la competizione, principalmente Antrophic e Google, ha iniziato a farsi sentire sempre di più, la richiesta di chip di memoria è schizzata alle stelle. "NAND" si riferisce alla memoria a lungo termine, dove vengono archiviati i file in maniera semipermanente. La "DRAM" è invece la memoria a breve termine, notevolmente più veloce, utilizzata dai programmi in esecuzione per un'archiviazione temporanea.
I modelli IA fanno un uso notevole di entrambi i tipi di memoria ma, in particolare modo, della DRAM; le compagnie interessate sono così portate a fare richieste importanti ai produttori dei chip di memoria. Non si tratta di pagamenti diretti però: spesso avviene tutto in funzione di "promesse di investimento": l'autunno scorso, OpenAI raccolse circa un bilione di dollari (ovvero mille miliardi) in queste promesse, da investitori come Nvidia e Microsoft. Spesso si tratta di parole a vuoto o di promesse non realistiche: online non si esita a ridicolizzare queste compagnie per queste promesse di poco peso. Sono ondate di odio che arrivano addirittura alle orecchie degli investitori, e che li portano ad abbandonare gli accordi: per quanto riguarda OpenAI, Disney ha cancellato la promessa di un miliardo di dollari, Nvidia è passata da un investimento promesso di 100 miliardi a "soli" trenta miliardi di dollari, e Apple, dopo un round iniziale di discussioni, ha deciso di ritirarsi completamente.
Mentre gli investitori diventano più restii a fidarsi ciecamente delle compagnie responsabili per lo sviluppo di modelli di IA, gli azionisti continuano invece a promuovere sempre di più l'intelligenza artificiale, cercando di integrarla in ambiti totalmente casuali: è così che si arriva a lavatrici e tostapane IA. Sciocchezze di marketing, che servono però agli azionisti per giustificare i propri investimenti nelle compagnie, che quindi li appoggiano. L’enorme domanda di IA e di chip di memoria ha portato di conseguenza a un aumento esorbitante dei prezzi: se per la NAND l'aumento di anno in anno è di circa il 200 per cento, la DRAM è salita di più del 400 per cento. Ciò pone un chiaro problema per i telefoni, i tablet, i computer e le console, per i quali i chip di memoria sono fondamentali: l'aumento dei prezzi dei componenti si riflette nell'aumento dei prezzi dei prodotti. Diverse compagnie, come Meta, Microsoft, Google, Dell e Samsung sono state costrette già dal 2025 ad incrementare quindi i prezzi dei propri prodotti. Samsung ad esempio ha aumentato il costo della sua linea di prodotti Z 8, dal Fold al Flip.
Finora, Apple era stata l'unica estranea alla crisi: l'enorme capitale e il margine di profitto già esistente sui prodotti le hanno permesso di assorbire i prezzi crescenti. Per molti, appariva incredibile che Apple fosse stata l'unica a non aver aumentato i costi; dal 2025, però, eventi alterni hanno intaccato la posizione della compagnia: Nvidia è diventata il cliente principale di TSMC, la produttrice di chip con sede a Taiwan, braccio destro della Apple, portando il diciannove per cento delle entrate all'azienda, rispetto al diciassette per cento fornito dalla Apple. Dopo un decennio, Apple ha perso la posizione di favore a TSMC, con conseguenze importanti: prima tra tutte, non può più prenotare la maggioranza della produzione di chip alla fabbrica. Il continuo rincaro dei chip di memoria, inoltre, che sembrerebbe lontano dal finire – aggiunto al torto subito da Nvidia e TSMC – ha portato la compagnia di Cupertino ad aumentare anch'essa i prezzi dei suoi prodotti, o addirittura a rimuovere direttamente i prodotti.
Il processo era partito già dall’inizio di quest’anno: diverse configurazioni di Mac – le cosiddette SKUs (System configuration units) – era già state rimosse progressivamente dal sito: i Mac Studio con 512 GB di RAM erano diventati non disponibili a marzo, seguiti dai Mac Studio con 256 e 128 GB di memoria. Il Mac mini base, cha partiva a 599 dollari con 16 GB, è stato rimosso dallo store, alzando effettivamente il prezzo di entrata dal prodotto a 799 dollari. Anche le versioni M4 con 32 GB, ed M4 Pro con 64 GB, sono state rimosse.
L'annuncio del CEO Tim Cook ora si rende particolarmente apocalittico, dato il vicino evento di settembre e l'introduzione dei nuovi iPhone 18 Pro, unitamente al tanto atteso iPhone "Ultra", il primo iPhone pieghevole. Gli analisti prefigurano un prezzo base per l’Ultra superiore ai 2000 dollari, un costo senza precedenti per un iPhone prima di adesso. Con l’annuncio di Tim Cook – probabilmente l’ultimo suo annuncio come CEO visto il passaggio di testimone a John Ternus, Chief of Hardware attuale, il primo di settembre – un aumento sostanziale di prezzo anche per l'iPhone 18 Pro – aumento che non si vede dal 2017 – e il prezzo – secondo molti scandaloso – di 999 dollari dell'iPhone X, alzato, di poco, a 1099 dollari come gli iPhone 17 Pro, nonché prodotti futuri – ad esempio i prossimi modelli dell'Apple Watch e dell'iPad – non risulta troppo irrealistico.
Fonti
L'articolo del The Wall Street Journal