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Una Legge per domarli

Domani al Senato si parla della legge elettorale voluta da Giorgia Meloni per favorire la stabilità del Paese tramite il premio di maggioranza, ma che la sinistra ha additato come un malefico Unico Anello

Leonardo Macioci ·

La presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni in parlamento. (Fotografia tratta dall'articolo del Fatto Quotidiano)

Dopo la pausa estiva, domani il parlamento riprenderà la discussione sulla legge elettorale voluta da Giorgia Meloni e dalla coalizione maggioritaria di governo, denominata – più o meno satiricamente – "Stabilicum" o "Melonellum". L'obiettivo dichiarato della nuova normativa (se verrà approvata) è favorire la stabilità della maggioranza che si trova a governare, in particolare grazie al cosiddetto premio di governabilità, o premio di maggioranza.

Tuttavia, gli esponenti del campo largo, con cui si indica l'ampia opposizione progressista, composta principalmente dal Partito Democratico di Elly Schlein, dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, da Alleanza Verdi e Sinistra di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli e da Italia Viva di Matteo Renzi, hanno osteggiato strenuamente la riforma proposta da Fratelli d'Italia, e le discussioni parlamentari – che hanno interessato, finora, la Camera dei deputati – sono state abbastanza animose: Riccardo Magi, segretario nazionale di Più Europa, era stato espulso già nel giorno di apertura della confrontazione dibattimentale a causa dell'esposizione di alcuni cartelli di protesta in aula.

Se Meloni riuscisse a far approvare la nuova normativa potrebbe dimostrare che, nonostante gli attriti interni alla maggioranza emersi nel corso degli ultimi mesi, la coalizione di destra mantiene ancora saldamente il potere; è importante ricordare, tuttavia, che – statisticamente – chi cambia la legge elettorale, alle elezioni successive, perde, in Italia.

Attualmente, la legge elettorale usata in Italia prende il nome di "Rosatellum", da Ettore Rosato, il deputato del Partito Democratico che l'aveva proposta nel 2017; la prima volta in cui la legge è stata applicata è stata alle elezioni politiche nazionali del 2022, che videro la vittoria della coalizione di centro-destra guidata da Giorgia Meloni.

Il sistema elettorale del Rosatellum è misto: ciò vuol dire che adotta modalità di selezione dei candidati e di distribuzione dei seggi parlamentari non uniformi. In particolare, la normativa elettorale in vigore divide il parlamento – composto da quattrocento deputati e duecento senatori – in due porzioni non uguali: la prima riunisce 221 parlamentari, e la seconda i restanti 367 (otto deputati e quattro senatori sono eletti dagli italiani all'estero esternamente a questi gruppi); dei 221 parlamentari, 147 sono deputati e 74 senatori, mentre dei 367 parlamentari 245 confluiscono alla Camera e 122 al Senato.

La legge elettorale del Rosatellum è detta "mista" perché incorpora sia un sistema maggioritario uninominale che uno proporzionale plurinominale. I primi 221 parlamentari vengono eletti internamente a dei collegi uninominali, nei quali il singolo candidato con più voti in assoluto accede al parlamento; per fare questo il territorio italiano viene suddiviso in 147 aree, ognuna delle quali possiede una popolazione pressoché equivalente a quella delle altre: in ognuna delle aree emerge vincitore il candidato che riceve più voti – anche un voto solo può fare la differenza –; lo stesso accade per l'elezioni dei 71 senatori, eccettuando la variazione nel numero di collegi, il quale – ovviamente – diminuisce.

Il sistema adottato per i 367 parlamentari rimanenti è basato sulla proporzionalità: per elezione dei deputati l'Italia è organizzata sulla base di 49 settori territoriali, mentre per la scelta dei senatori le aree prese in esame sono 26.

Ogni partito o coalizione – ovvero l'unione di più partiti, come quella di governo o il "campo largo" a sinistra, che aggrega molti partiti nell'ottica di un'alleanza eterogenea, trasversale e a tratti poco organica – riceve un numero di parlamentari proporzionale alla percentuale di voti ricevuti (fino a un totale di 245 deputati e di 122 senatori). Un'eccezione viene applicata ai partiti o alle coalizioni che ricevono una percentuale inferiore, rispettivamente, al 3 e al 10 per cento; questi punteggi minimi sono indicati come "soglie di sbarramento". La normativa approvata nel 2017 è stata più volte criticata aspramente e tacciata di incostituzionalità, principalmente per via della perdita di valore del voto dell'elettore, il cui parere è cestinato sia nel caso dei collegi uninominali (nei quali anche una differenza minima porta necessariamente all'accesso in parlamento di uno dei candidati a scapito degli altri, annullando quindi la scelta di tutti gli elettori del candidato risultato perdente), che nel caso di quelli plurinominali, nei quali coloro che raggiungono il parlamento sono scelti dai partiti sulla base di dinamiche correntizie, arbitrarie e spesso non meritocratiche, bensì campanilistiche o amichettistiche.

La riforma proposta dal deputato di Fratelli d'Italia – il partito di Giorgia Meloni – Bignami, cui appartiene la prima firma sulla legge depositata alla Camera, mira a modificare questo sistema, avvalendosi di alcune procedure che però molti costituzionalisti, politologi e politici non hanno esitato ad attaccare con termini duri e decisamente negativi.

Il testo elaborato dalla coalizione di destra al governo è stato denominato "Stabilicum" poiché punta a garantire stabilità alla maggioranza che risulta vincitrice alle elezioni, dopo aver superato una certa soglia (che è stata modificata e contestata più volte, variando tra il 40 e il 48 per cento).

Lo Stabilicum eliminerebbe il sistema dei collegi uninominali, lasciando esclusivamente quello maggioritario, con alcune aggiunte, però. La principale riguarda il premio di governabilità, che molti hanno invece iniziato a chiamare "premio di maggioranza": esso consiste in dei parlamentari aggiuntivi che verrebbero ottenuti dal partito o dalla coalizione emergente come vincitore dalle elezioni. Dopo diverse discussioni alle commissioni per gli Affari Costituzionali della Camera dei deputati e del Senato – l'esame alla Commissione senatoriale dovrebbe concludersi domattina, prima della discussione in aula –, è stato stabilito (anche se solo in maniera provvisoria) che il premio di governabilità per la Camera consisterebbe di settanta parlamentari mentre quello del Senato di 35 – il massimo di parlamentari per ogni partito o coalizione sarebbe di 220 deputati e di 113 senatori, secondo quanto è stato approvato alla Camera fino a giugno di quest'anno.

L'opposizione di centro-sinistra si è mostrata più volte ostile alle proposte del governo concernenti lo Stabilicum, assumendo un atteggiamento abbastanza ostruzionista, e gran parte dei leader del campo largo ha usato un tono particolarmente aggressivo contro una riforma che, a detta di molti detrattori, mantiene gli aspetti più dimenticabili del Rosatellum , peggiorando ulteriormente la situazione tramite l'introduzione di un sistema che viola il principio di egualità del voto dei cittadini sancito dalla Costituzione – per cui non esistono voti che valgono più o meno degli altri – e che porterebbe a un graduale depauperamento dell'autorevolezza e della centralità del parlamento, svilito, delegittimato e incapace di rappresentare un terreno di confronto e di mediazione politica e ideologica tra la maggioranza e l'opposizione; nel caso in cui lo Stabilicum fosse approvato, il rischio – esprimono la propria preoccupazione gli oppositori della riforma – sarebbe quello di trasformare il potere effettivo del parlamento in potere puramente nominale, utile alla semplice validazione delle iniziative governative.

L'iter legislativo della riforma del sistema elettorale è stato parecchio travagliato: durante le votazioni alla Camera – dove, nel corso delle discussioni in merito alle leggi elettorali vige lo scrutinio segreto che impedisce di visualizzare e rivelare il voto individuale dei parlamentari – la maggioranza si è dimostrata per la prima volta litigiosa e frammentata: è successo, ad esempio, con il voto rispetto alla proposta di emendamento riguardante le preferenze.

Con il Rosatellum , le liste dei candidati sono bloccate, e i cittadini possono dunque semplicemente indicare il partito a sostegno del quale esprimono il proprio voto; Giorgia Meloni si era sempre espressa favorevolmente nei confronti dell'espressione delle preferenze da parte dei cittadini sulla scheda elettorale, e il governo, tramite il gruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, aveva quindi proposto un emendamento per introdurre le preferenze nello Stabilicum, per mezzo però di un sistema misto, sulla base del quale il capolista rimaneva ugualmente bloccato e determinato da logiche interne ai partiti. La proposta era stata respinta con 188 voti contrari e 187 voti a favore. È stato ora approvato alla Commissione in Senato un nuovo emendamento per le preferenze, che dovrà comunque passare al vaglio dell'aula.

Un'altra questione sulla quale la maggioranza ancora dibatte è il ballottaggio, ovvero un secondo turno di votazioni nel caso in cui si verifichino alcune condizioni, come il mancato raggiungimento di una determinata percentuale da parte di un partito o di una coalizione.

In questi mesi, il più pericoloso avversario di Giorgia Meloni si è rivelato essere l'ex generale Roberto Vannacci, che, fino al febbraio del 2026, aveva militato nella Lega di Matteo Salvini, facente parte della coalizione di governo, prima di abbandonare il partito per fondare il proprio, Futuro Nazionale, che ha da allora assorbito una parte dell'elettorato leghista, superando anche Forza Italia e raggiungendo l'8 per cento nei sondaggi. Il ballottaggio potrebbe essere quindi una tattica della presidente del Consiglio dei Ministri per indebolire notevolmente Vannacci senza doversi piegare alle sue condizioni o aggiustare il proprio posizionamento.

La premier potrebbe infatti consentire a Futuro Nazionale di ottenere una quantità considerevole di voti alle elezioni, ma non sufficiente – anche perché sarebbe praticamente impossibile per Vannacci – a superare la coalizione di centro-destra che supporta la candidatura di Meloni come presidente del Consiglio; quando i due schieramenti principali – il centro-destra e il centro-sinistra – arriverebbero al ballottaggio, Vannacci sarebbe costretto a entrare in coalizione, ed sarebbe altamente improbabile che scegliesse di fare squadra con il centro-sinistra.

Sebbene Fratelli d'Italia e Forza Italia si siano schierati a favore del ballottaggio, la Lega si è comunque opposta, argomentando – come dimostrato dalle elezioni passate – che gli elettori di destra tendono a non presentarsi al secondo turno elettorale. È lo stesso motivo per cui il centro-destra sta cercando di eliminare il ballottaggio nelle elezioni comunali; nel caso specifico dello Stabilicum si sta battendo per l'obiettivo opposto.

Non è difficile notare come il discorso della nuova legge elettorale stia condizionando le decisioni intraprese dai leader di entrambi gli schieramenti, e come Meloni stia cercando a tutti i costi di indebolire i propri avversari: un esempio è l’obbligatorietà della dichiarazione preventiva dei leader delle coalizioni, più volte proposta e appoggiata. In questo modo Meloni potrebbe polarizzare l'elettorato (almeno fino alla discesa in campo di Vannacci): da un parte si troverebbe una destra solida e guidata – senza opposizioni interne – da Giorgia Meloni, mentre dall'altro lato, a fronteggiarla, ci sarebbe una sinistra indecisa e senza l'unitarietà necessaria a trovare una guida per le elezioni.